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I Longobardi

I ritrovamenti

Tutto è cominciato nell’agosto del 1986, quando, durante l’escavazione per la costruzione della torre dell’acquedotto in località “San Zòrz” spuntò una lunga spada arrugginita, primo segnale di un importante testimonianza dal passato. La scoperta archeologica più importante sul territorio comunale è avvenuta così, in modo casuale, e pochi potevano immaginare la sua entità.

Sotto quel terreno a sud ovest dell’abitato romanese stava emergendo una necropoli di età alto-medioevale, riferibile alla popolazione dei Longobardi, notoriamente stabilitasi in queste zone, come lo dimostrano le altre, ben più note, testimonianze del Cividalese (città Longobarda per antonomasia) un’importante testimonianza del passato. Da allora, la storia di Romans si è arricchita di un ulteriore prezioso tassello.

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La grande necropoli alto-medioevale è stata considerata dagli esperti tra le più vaste d’Italia. In sei campagne di scavo sono state portate alla luce oltre 250 tombe, tutte rivolte a sud-est, verso il sorgere del sole ed alla nuova vita ultraterrena, come tradizione delle genti longobarde. Da esse sono emerse, inoltre, monili, fibule metalliche, spade, coltelli, cuspidi di lancia e di freccia, umboni degli scudi e altri oggetti di uso comune, oltre ai resti umani di uomini, donne, bambini e di antichi guerrieri, che a Romans probabilmente costituivano un distaccamento militare a difesa di un importante via di comunicazione. Appartenevano a quelle prime tribù longobarde immigrate nel 586 dalla pianura ungherese a quella friulana, integrandosi con le popolazioni locali, come dimostrato dal ritrovamento di cimiteri comuni nelle nostre zone.

Attorno alla necropoli romanese si è anche concentrato l’interesse della locale associazione culturale e gruppo di ricerca “I Scussons”, che, con i suoi soci appassionati della storia locale, si è sin da subito dimostrata particolarmente attenta alla rivalutazione della scoperta. L’ultima importante campagna di scavo risale al 1993. Nella stessa zona, però, una vasta area attende ancora di essere esplorata. Si ritiene, infatti, che sotto il terreno argilloso della località “San Giorgio”, vi possano essere ancora delle sorprese e che la necropoli possa assumere dimensioni ben più vaste. Per questo di concerto con la Soprintendenza ai Beni Archeologici si stanno cercando le vie percorribili per riaprire la possibilità di nuovi sondaggi, se non addirittura di nuove campagne di scavo.

I reperti archeologici sinora rinvenuti a Romans sono attualmente esposti nei musei di Cividale del Friuli e di Aquileia, altri sono conservati presso la Soprintendenza di Trieste. I più importanti di questi trovarono spazio anche in due grandi esposizioni sui Longobardi: nel 1989 a Romans, nell’antica Villa del Torre, quale segnale di riconoscimento per l’importante scoperta locale, e nel 1990 nella prestigiosa sede di Villa Manin di Passariano (UD). Quanto ai resti ossei, sono detenuti dal Comune in “deposito temporaneo”, autorizzato dalla Sovrintendenza dei Beni Archeologici, sottoposti ad un’ attenta operazione di catalogazione e studio.